"risentimento vivo soprattutto per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale"Pare che l'atto dell'indignarsi sia tra gli sport preferiti dell'italica congrega, atto che però non partorisce che qualche misero topolino anche quando umanità, giustizia e coscienza morale vengono gettate a terra e calpestate nei modi più gretti ed atroci. Quei topolini, hanno sempre vita brevissima, qualche ora appena e già si trova e si prova nuova indignazione. Se le parole hanno un peso, sarà bene iniziare a capirne il vero valore, a capire che, l'indignazione, può passare solo con una reale presa di coscienza e l'abbattimento di ciò che indigna, non con un semplice atto di degnazione, un rapido commento o una falsa lacrima, e certamente non per ottenere l'ennesimo, vuoto, "like" su un social network.
28 aprile, 2015
"Indignazione"
Ignoranza
25 maggio, 2009
Questa non è mia...
Sei il mio sorriso,
quando ti guardo in mezzo alla gente
e diventi il protagonista.
Sei la luce nei miei occhi
quando ti parlo e tu sai già quello che dovrò dirti.
Sei i miei sospiri
quando ti vedo in difficoltà, ma so
che la tua forza e intelligenza
ti permetteranno di superare ogni avversità.
Sei ogni battito del mio cuore
quando sei con me e quando non ci sei;
ma solo quando sei con me
io sorrido
ammiro, sospiro
e vivo.
Veramente.
Questa non l'ho scritta io, ma Francesca.
Sarà pure che sono parte in causa, ma l'ho trovata bellissima e mi sembra giusto metterla qui, insieme alle parti migliori di me.
Francesca, ti amo.
13 maggio, 2009
Per Francesca
Vorrei essere un pittore
per dipingere un sorriso sul tuo volto.
Passo le ore a guardarti di nascosto
studio ogni tua mossa
ogni tua espressione.
Conosco il tuo sguardo,
l’allegria dei tuoi occhi
la luce che ci brilla dentro.
Conosco la profondità del tuo essere
la tua intelligenza
il tuo essere donna.
E amo tutto questo,
come amo tutto di te,
come amo ogni momento nostro.
Tu alzi lo sguardo
senti i miei occhi su di te,
mi sorridi.
E scopro così
di essere pittore anch’io.
04 maggio, 2009
Ricordi: la macchina fotografica
Questo è un estratto di prova di qualcosa che sto scrivendo; non è completo e nemmeno definitivo.
"La mia prima macchina fotografica è stata una Kodak 44 Instamatic, il modello che veniva subito dopo le macchine fotografiche turistiche, quelle che guardavi dentro e schiacciando il tastino vedevi un’altra diapositiva.
Però, aveva anche il cinturone in dotazione, una specie di attrezzo paramilitare con le giberne per contenere la macchina e due rullini di scorta; la pubblicità poi era accattivante, con dei disegni in bianco e nero dove un solitario camminatore, all’alba, sulla spiaggia, vede un volo di gabbiani e, come un novello Jesse James estrae la macchina dalla fondina e…”click!” catturato.
Ci ho messo quasi vent’anni a capire che se quello lì all’alba, da solo, fotografava gabbiani, probabilmente era lo sfigato della compagnia, che non poteva tornare in camera perché l’amico si stava trombando l’amica.
Potenza della pubblicità e del romanticismo adolescenziale."
Da valutare...
27 aprile, 2009
Il titolo mettetelo voi...
Dillo con parole tue
Non usar quelle dei cantanti
Non usar quelle dei poeti
Lascia che lo sfogo di un pensiero
Salga da solo alle tue labbra
Il timore di non saperlo dire
La paura di non far capire
E lasci così da parte
Quello che pesa sul tuo cuore
Quello che lo rende leggero
Per farlo interpretare
A chi non sa nemmeno che tu esisti
Dillo con parole tue
Dammi l’emozione di vedere un pezzo di te
Dei poeti dei cantanti abbiamo visto tutto
Sogni di carta per celebrar se stessi
Finti amori per far sognare
Quando ogni esistenza è un sogno
Dillo con parole tue
Sono le uniche che voglio sentire
Le sole che hanno per me valore
Le più belle che un orecchio amico
Possa e voglia ascoltare.
19 aprile, 2009
Cavallo Pazzo
L’urlo del coyote,
solitario nella prateria
sale a disturbare il silenzio della Luna
e l’uomo rosso, seduto nella notte
guarda la valle dove riposa
Domani molti cadranno per i Lunghi Coltelli,
le Giacche Azzurre
come cavallette al di là del monte
sono in attesa.
L’alba è vicina,troppo vicina,
l’uomo rosso tocca il pericolo,
lo sente come il suo coltello
che domani si bagnerà di sangue.
Cavallo Pazzo non si arrenderà,
rimane solo sotto la luna
pregando Manitou
e guardando
Presto ci sarà lo scontro
E molte squaw piangeranno
Pensando al loro uomo caduto
Sotto i colpi degli uomini bianchi.
Ma perchè
Cavallo Pazzo non si arrenderà.
15 aprile, 2009
VENEZIA
stanco il leone di San Marco
giace sulla laguna
calpestato da migliaia di turisti.
E’ la mia città,
non per nascita,
non per discendenza,
la scelta l’ho fatta io.
Non sono il primo,
altri prima di me
traversando ponti e calli
sisono sentiti rapiti,
non per la Venezia da cartolina
e nemmeno per il suo passato.
E’ la città che vive ogni giorno
e che ogni giorno
vive la sua agonia
a farmi sentire nuove emozioni.
Vecchio leone,
son troppe le tue cicatrici
e ancor più le tue ferite aperte
che ti fan gemere
dei mille gemiti
delle tue fondamenta.
Ma chi ti capisce,
così come io ti capisco,
soffre con te.
Ora i tuoi cavalli così maestosi
dominano nuovamente la piazza,
testimonianza della volontà di non perderti,
portando con loro la speranza
che presto, l’uomo che ti creò
ti porti anche la salvezza.
05 febbraio, 2009
Grido
dalle nebbie sempre più fitte
di un pensiero deviato.
Cerca una strada
dall’essere più profondo
per uscire alla luce
di un Io sempre più vacillante,
circondato da suoni ripetuti
di una alienazione che preme
da ogni parte
a soffocare l’ultima volontà
di mantenersi spiritualmente vivo.
Cieca disperazione
logora le fondamenta
della lucidità di pensiero
finchè la coscienza
affoga
con un grido
nel tempestoso mare della follia.
I TUOI OCCHI
che ti trascinano
dentro nuovi universi.
Tutto dentro il tuo mondo
mi è familiare
come l’aria che respiro.
Conoscersi per una sera
è conoscersi nell’infinito
dove giocare
è rotolare tra le stelle.
30 gennaio, 2009
ATTIMO
la spiaggia è deserta
ed un pallido sole
ne annuncia la fine.
La sabbia compatta
sotto il mio passo
rimanda un suono
lieve e vellutato.
Una piccola sosta
ed una visione
nuova mi coglie.
Una giovane donna
capelli nel vento
mi passa davanti
camminando nell’acqua,
una piccola macchia
verde
nell’azzurro del mare,
che, come me
solitaria
assapora senza tristezza
la pace del momento.
Incrociare gli sguardi
è cosa di un attimo
ma il lieve sorriso
distorce anche il tempo
donando a quell’attimo
lo spazio di ore.
29 gennaio, 2009
VITA DI PAESE
Piatte campagne
ai bordi delle strade.
Cieli sconfinati
legati indissolubilmente
all’armonia delle onde.
Paesi bianchi
dalle lunghe file di foglie
di tabacco al sole della Puglia.
Gente cordiale,
dall’ospitalità squisita
che saluta lungo le strade.
Tanta pace
che ti lava di dosso
la frenesia della grande città.
Ma è la notte,
piena di stelle
fino a perdersi nell’infinito
che ti fa apprezzare
la vita di un paese.
27 gennaio, 2009
Cinque anni
Sono stati anni difficili, amari e dolci allo stesso tempo, pieni di sentimenti contrastanti, al punto che in certi momenti credevo di non uscirne più.
Ora non è importante quello che ho passato, ma solo le persone che mi hanno aiutato a sopravvivere.
Una menzione d’onore la meritano sicuramente gli amici di Milano.
In un mese ho macinato più di 5000 chilometri per stare con loro, per passare delle belle ore di cui li vorrei ringraziare tutti, uno per uno.
La cosa buffa è che della maggior parte non conosco nemmeno i nomi reali.
Come sempre accade, alcuni mi hanno aiutato più di altri, ma di loro parlerò in altri momenti.
Il gruppo; quello che era il riferimento, il centro di incontro, il Pontell ai navigli, e tutte le cose pazze e strambe fatte in quei giorni.
Le ricordo tutte, ogni singolo viso cui rispondeva solo un nickname su internet, ogni uscita, ogni chilometro.
Non è rimasto molto oggi di quei giorni, ma senza quei giorni non ci sarebbe questo oggi.
Per questo, vorrei che ognuno di loro potesse leggere queste poche righe e sorridere con me per un ricordo che condividiamo.
Grazie ragazzi.
Ho solo un piccolo rimpianto…
Mi hanno dato del traditore per tutte le avventure che avrei avuto con le ragazze del gruppo, e non sono mai andato oltre un bacio di saluto sulla guancia…ormai è andata.
20 gennaio, 2009
Due amici
E’ facile a volte lasciarsi portare dal quotidiano e perdere un po’ di vista il quadro generale delle cose, ma ci sono eventi particolari che riconducono a considerare l’insieme.
In questi ultimi tempi, diverse occasioni di riflessione mi si sono presentate, vuoi per graditi ritorni, per dolorose partenze, per frasi rimaste in evidenza nella memoria.
Non ho intenzione di fare un sermone sull’importanza degli eventi, ma ricordare due persone che non ci sono più.
La prima, è Riccardo.
Riccardo era una conoscenza di lavoro, stava dalla parte opposta della trattativa quando lavoravo all’ufficio acquisti.
Ma non era solo questo. Col tempo, eravamo arrivati a godere di una stima reciproca che poteva facilmente trasformarsi in amicizia, se la vita ci avesse concesso di frequentarci come tante volte ci eravamo ripromessi.
Riccardo, è stato una delle poche persone che hanno davvero cercato di aiutarmi nel periodo più buio della mia vita, cercando con me una soluzione lavorativa al vuoto che sentivo dentro.
Ebbene, se ne è dovuto andare, una malattia che non perdona lo ha strappato innanzitutto alla sua famiglia, che anche se solo di riflesso, ho visto formare e crescere, ma lo ha anche portato via prima che potessi ringraziarlo davvero, con una di quelle cene extra lavoro che ci hanno permesso di conoscere meglio l’uomo che stava dietro la funzione.
E’ passato più di un anno ormai, e finora non avevo trovato la forza di scrivere queste poche righe, il cui significato è semplice: grazie Riccardo, è stato un piacere e un onore conoscerti.
La seconda è Michele.
Conoscenza quasi casuale, marito di una collega, ma nonostante la scarsità degli incontri, avevamo maturato un feeling particolare, basato sulla capacità di essere ironici ed irriverenti ma sempre con intelligenza e appena quel pizzico di salacia che è un po’ il pepe della vita.
Al suo funerale, mi è scappato più di qualche sorriso, ripensando alle battute fatte, ma anche a quelle che sarebbero state fatte se avesse potuto essere lì a commentare.
Non ho la pretesa di dire “Lo conoscevo bene”, in fondo non conosco bene nemmeno me stesso, ma credo di non sbagliare nel pensare che sarebbe riuscito a far ridere anche al suo funerale.
Grazie anche a te, Michele, è stato un piacere e un onore conoscerti.
05 giugno, 2008
15 minuti
Da qui la decisione: devo dedicare almeno quindici minuti al giorno a questa attività.
Detto e…non fatto.
Sembra facile sedersi davanti allo schermo vuoto e battere sui tasti, ma per me non lo è.
Quando non posso scrivere, mi sento un novello Dante pieno di sacro ardore e di idee brillanti che regolarmente svaniscono appena mi siedo al pc.
Che debba scrivere in piedi?
08 maggio, 2008
Del sei e mezzo ed altre storie
E’ un ricordo legato a mio zio Guerrino, pittore di talento e barbiere.
Ebbene, ho rivissuto la scena di quando io, dodicenne sfigato e assolutamente privo del benché minimo senso artistico, ho ricevuto dal suddetto zio la mia prima lezione di tecnica del disegno.
Tramonto sul Pacifico, con spiaggia, vela al largo e palma in primo piano.
Alla prima occasione scolastica, ho sfruttato quanto appreso per ottenere la mia prima sufficienza in disegno, con stupore del professore che mai avrebbe pensato di potermi affibbiare più di un cinque.
Come al solito, scoperto il filone, l’ho sfruttato a fondo, continuando per tutta la seconda media a proporre variazioni sul tema, nel tentativo mai più riuscito, di replicare la valutazione.
Ricordo ancora l’espressione disperata del suddetto professore di fronte alla mia prova di esame di terza media…tramonto, vela, palma e (botta di vita) capanna storta.
28 aprile, 2008
Cimeli storici
Una fetta per volta
"L'elefante può essere mangiato solo una fetta per volta"
Sono giorni e giorni che ho questa frase in testa, e ogni giorno la trovo più vera e confortante.
Un sacco di possibilità e scenari, uno più ingombrante e difficile da affrontare dell'altro, senza parlare delle difficoltà
"pre" scenario.
Tutto sembra turbinare come foglie portate dal vento, senza una sola certezza, senza un punto di riferimento da cui poter dire "Ricomincio da qui!"
E intanto sono passati i giorni, i mesi, gli anni…sempre più difficili e pesanti da sopportare, con la stanchezza accumulata che ti rende insofferente e che ti fa pensare "Stavolta non ce la faccio…"
E c'è la paura, io che non sono mai riuscito a provarla nemmeno di fronte alle armi puntate, ora me la ritrovo nelle ossa per eventi futuri che da anni aspetto, e che ora cominciano a prendere consistenza.
"Ma sei scemo? Non è quello che hai sempre voluto?"
Si, anzi, si si .
Sono scemo ed ho sempre voluto arrivare al fine delle cose, ma questo non vuol dire che non abbia presente la realtà delle cose.
E' un po’ come mettersi a giocare con gli esplosivi, lo fai ma sai anche cosa ti può succedere.
Il pessimismo viene pian piano sconfitto dalla speranza e dalla scoperta di energie che non sospettavi di avere, e lentamente ti servi un'altra fetta di elefante….
10 marzo, 2008
E se scoppia?
Lo spunto nasce da un evento inaspettato, un collega in odore di separazione che viene in ufficio con la figlioletta; quattro anni e già si nasconde alla vita facendo finta di dormire per non affrontare la dura realtà di un papà che non vede decentemente da due settimane.
E’ stato superiore alle mie forze.
Sono crollato dopo quattro anni di dolore e fatiche, facendo avanti e indietro dall’ufficio per poter piangere liberamente.
Quattro anni e un solo cedimento pensando alla mia piccolina, crollato davanti ai capelli biondi di una creatura della stessa età di Laura quando l’inferno ha spalancato le sue porte.
Emozioni, forti e compresse in un solo cuore, quello stesso cuore che ogni tanto si stringe nella morsa per uno sguardo dolente o per una indifferenza studiata per ferire e a cui non posso reagire per non pregiudicare le briciole di un affetto che si va ricostruendo.
Sento la nostalgia di quando i medici praticavano il salasso per far uscire dal corpo gli umori cattivi.
Ne avrei a fiumi, ma non esiste un rimedio simile per l’anima.
O meglio, se esiste non l’ho ancora trovato.
Non riesco ad esprimere tutto ciò che mi esplode nel petto e nella testa ogni qual volta mi trovo a combattere l’impotenza che deriva dal dover subire tacendo per un bene superiore.
A volte non ho nemmeno la certezza di dove sia questo bene, ma questo credo dipenda dalla schizofrenia che pervade la mia vita da qualche tempo.
Anni fa, quando la vita virtuale su internet mi ha aiutato a sopravvivere alla vita reale, c’era un tizio che si firmava dicendo che uno schizofrenico non soffre mai di solitudine, ha sempre un altro sé stesso con cui parlare: è così che mi sento, con due vite parallele; una piena di impegni, lavoro, posizioni raggiunte e mantenute,gioie, una vita in cui ciò che penso e voglio ha un suo peso e una sua dimensione.
Poi c’è l’altra, vissuta solo di rimessa, senza che la volontà abbia un qualche peso.
Ed io mi ritrovo ad altalenare tra queste due, entrambe reali, ma senza reali connessioni tra loro.
Ho cercato in diversi momenti, di creare una sorta di ponte tra queste realtà, provando a più riprese a fissare sulle righe quanto l’Emozione prova, per spiegarlo alla Ragione; tutti i tentativi sono falliti miseramente, troppe cose da scrivere e da rivivere per poterle in qualche modo fissare.
Anche ora, scrivo senza in realtà cercare di parlare di qualcosa di preciso; appena fisso l’attenzione per un attimo su una emozione o un ricordo particolare, mi parte il neurone per la tangente e comincia a rimbalzare tra migliaia di altre emozioni e ricordi, senza riuscire a fermarsi abbastanza da poter dare forma ad una frase scritta.
Eppure, il desiderio di una catarsi dattilografica è forte.
Mi viene in mente il ritratto di Dorian Gray, forse, scrivendo i pensieri e le emozioni, avrei poi paura di dovermici confrontare un giorno, e scoprire che tante, troppe forse, illusioni sono sfumate come lo stipendio a fine mese.
Altro pensiero fugace… Ligabue che canta "Ho messo via…" e scatta la voglia di scaricare un po’ di ricordi per alleggerire il senso di oppressione che mi sento in testa, un po’ come il back-up di un hard disk che non riesce a contenere altri dati.
Invece resta tutto qui dentro.
In realtà, questo tipo di difficoltà l’ho sempre avuto; non sono mai riuscito a dare forma ai pensieri, ho provato con le emozioni molti anni fa e questo mi riusciva meglio, ma non si può fare l’Amleto per tutta la vita.
Ecco, già adesso sono stanco, l’attenzione se ne va in mille rivoli, il senso di oppressione resta intatto e comincia il mal di testa…troppe cose vorrei dire, urlare contro qualcosa o qualcuno,; invece, come sempre, si sveglia l’altro me stesso e mi porta di nuovo nella realtà più semplice, dove ho un controllo sulle cose intorno a me, dove non devo piangere per affetti perduti e da recuperare, dove posso sorridere a coloro che amo e scaldarmi con il loro sorriso.
05 aprile, 2007
E così esce un'altra puntata.…
Ma c'è qualcosa che vale la pena di riportare su queste pagine.
Oggi, per la prima volta in sei mesi di incontri settimanali, ho visto mio figlio D. divertirsi e sorridere.
Potrà essere strano per chi dovesse leggere che un fatto di per sé normale mi dia questa gioia, ma garantisco che di normale nella mia storia non c'è quasi niente, anche se purtroppo siamo in molti a vivere gli stessi drammi.
Quando un genitore usa i figli come armi contro l'altro, incurante dei danni che può provocare, nascono sempre situazioni come la mia. Ma non è di questo che voglio parlare.
Torniamo al sorriso…
La settimana scorsa, avevo proposto di andare a giocare al minigolf e la proposta era stata accettata, anche se senza alcun entusiasmo: l'unico problema era sapere se era aperto.
Ho provato a telefonare diverse volte in questa settimana, ma senza risposta; questa mattina avevo anche reso conto all'assistente del luogo neutro, Caterina, dei miei tentativi e della loro infruttuosità.
Mentre mi recavo all'appuntamento, ormai rassegnato, ho provato un'ultima volta…
Hanno aperto oggi!
Non smetterò mai di ringraziare per questa botta di koolo…heheheh
12 febbraio, 2007
Avrei la possibilità di farlo, l'ho avuta diverse volte negli ultimi tre anni, ma avrebbe significato rinunciare ad un possibile futuro.
Lo so, a volte sono criptico.
Gli è che non mi riesce molto bene scrivere di quel che mi succede, lo si capisce dalla cadenza dei miei post.
Ora dovrei spiegare? Non ne ho voglia; troppa farina nel mulino.
Ho solo voglia di urlare a due delle tre persone che amo di più quanto le amo, le ho amate e amerò, perché non c'è modo di smettere di amare i propri figli.
(Grazie Avvocato, non avrei ripreso a scrivere….)